ARTE TERAPIA E BAMBINI: Quali sono i benefici?

ARTE TERAPIA E BAMBINI: Quali sono i benefici?

In generale, l’arte terapia è una modalità d’intervento che fa uso di mediatori artistici diversi per favorire un processo di crescita (sia dell’individuo sia del gruppo) che si basi sull’incremento di autoefficacia, stima di sé ed autodeterminazione (il più famoso concetto di empowerment). Questo processo favorisce l’emergere di risorse latenti e la possibilità per l’individuo di appropriarsi consapevolmente del suo potenziale.

L’arte terapia, inoltre, è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, e grazie ad essa i bambini possono collegare gli aspetti più emotivi con la logica del pensiero. L’uso della creatività può favorire e incoraggiare nei bambini l’espressione delle proprie emozioni, che convergono nella creazione artistica. Le paure, ad esempio, possono essere espresse in forme e colori, oggettivate e osservabili, ma soprattutto condivise all’interno di una relazione positiva. Per molti bambini, per di più, l’esperienza espressiva produce un senso di appagamento e favorisce la scoperta del sé.

Quando il bambino disegna e colora in qualche modo esprime se stesso, i suoi sentimenti, descrivendo anche il mondo che lo circonda, così come lo percepisce.

 

 

L’importanza di lasciare una “traccia”

 

 lasciare una traccia

 

Il compito principale dell’arte terapeuta è quello di trovare “come” dialogare con l’altro, usando lo stesso materiale artistico e quello che sta nascendo attraverso l’uso dei materiali. Nel momento in cui il segno sul foglio diventa uno spunto per poter poi narrare una storia, la persona è pronta a ad entrare in una dimensione di narrazione simbolica e usare la metafora come strumento per rappresentare il proprio mondo interno ed esterno. Nel caso dei bambini, quando questi riconoscono nella macchia di colore spalmato con le dita un oggetto conosciuto, reale o immaginato, si aprono le porte a molti giochi e ad una condivisione autentica.

Il bambino, già dai primi mesi di vita, osserva la realtà che lo circonda e cerca di interagire con essa. Le prime tracce che lascia su una superficie dipendono in larga misura da schemi di movimento arcaici, dove prevale la necessità stessa del gesto e non è ancora presente una coordinazione occhio-mano. I bambini fanno esperienza del mondo attraverso la loro attività motoria e i loro sensi. La mano è percepita prima come esterna, e mano a mano come parte di sé. Le mani diventano, quindi, strumento di esplorazione e di comunicazione con il mondo.

La scoperta che una certa pressione della matita lascia una traccia su un foglio è motivo di stupore per un bambino e in un certo senso anche la prova della sua stessa esistenza.

 

 

Il gioco dello “Scarabocchio”

 

Una delle tecniche utilizzate dai terapeuti infantili è quella nota come “Il gioco dello scarabocchio” (squiggle).  Il gioco dello scarabocchio, così come le libere associazioni, è stata una delle tecniche maggiormente utilizzate da Winnicott, psicoanalista della British Society, che introdusse la possibilità di poter “giocare” in terapia. Lo Squiggle è la creazione, mediante lo “scarabocchiare”, della relazione tra il paziente e il terapeuta.

Il terapeuta offre un segno, una traccia su un foglio, e a partire da questo il paziente può continuare quella traccia e anche decidere che diventi una forma, un disegno. A turno paziente e terapeuta si “scambiano” questi segni, che da linee casuali possono divenire libere associazioni, fino a costruire il senso di ciò che sta accadendo in seduta, per favorire l’accesso a determinati vissuti. Fin dal primo scarabocchio, il terapeuta offre un segno, una presenza, ma anche un punto di partenza.

Questo “gioco” avviene tra due persone e la soggettività del terapeuta s’incontra con quella del bambino. Le immagini a poco a poco affiorano e anche il terapeuta si presta a dare loro una forma, in un continuo interscambio tra due processi di immaginazione che iniziano a intersecarsi. I segni possono divenire animali e quegli animali una storia, infine la storia può raccontare un bisogno del bambino oppure una sua paura.

La tecnica dello scarabocchio non ha una ricetta prestabilita, nasce dal desiderio di Winnicott di riuscire ad entrare in relazione col bambino fin dal primo incontro toccando anche temi profondi, attraverso il gioco e la spontaneità. Winnicott esitò molto sulla possibilità di descrivere ai suoi colleghi questa tecnica perché temeva che potesse essere adoperata come tecnica prestabilita, dotata di regole precise, piuttosto che un gioco spontaneo qual è davvero. Ciò è importante perché: «È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé» (Winnicott, 1971b, p. 94).

L’arte terapia prende spunto da questa tecnica, con tutte le variazioni possibili, legate al sentire del terapeuta, al contesto in cui viene utilizzata. Si può fare lo scarabocchio ad occhi chiusi o aperti, usare la mano controlaterale, in piedi in verticale, oppure seduti. Lo scarabocchio può divenire il punto di partenza di un altro gioco o della creazione di una storia.

 

 

Vita emotiva e vita cognitiva del bambino: integrazione nell’arte terapia

 

Molto spesso le difficoltà emotive non permettono al bambino di partecipare in modo adeguato alle sfide che la vita, la scuola e più in generale la crescita personale presuppone, lasciando il bambino con ben poche aspettative rispetto a se stesso e al contesto scolastico, provocando spesso la comparsa di due tipi di comportamenti ben riconoscibili: da una parte il ritiro dal gruppo e dalle attività con il conseguente isolamento, dall’altra la ormai celebre “iperattività”, che mal compresa può sfociare in aggressività.

In tal caso, l’arte terapia ha lo scopo “di facilitare l’integrazione del bambino nei suoi molteplici aspetti, anche in relazione al contesto scolastico, affrontando i blocchi emotivi che gli impediscono di adeguarsi al processo di sviluppo richiesto dalla sua età” (Della Cagnoletta M., 2010). La possibilità che implica l’arte terapia, nel contesto relazionale, di esprimere i propri vissuti, genera anche la capacità di poter gestire le emozioni che il bambino può vivere nelle situazioni di tensione e nel conflitto, sia nel proprio mondo interno, sia rispetto agli adulti o ai propri compagni.

Nel lavoro artistico del bambino, così come nel suo processo creativo, la vita emotiva è assolutamente in primo piano, ed emerge, sia spontaneamente sia in modo guidato, senza contrapporsi necessariamente a quella cognitiva. Al contrario, la vita emotiva del bambino se compresa e “lasciata ad esprimersi” può sostenere quella cognitiva. Tutto ciò permette di incontrare il bambino in tutta la sua meravigliosa complessità ed “equilibrando” le due dimensioni si può facilitare l’apprendimento , consentendoli di raggiungere più facilmente quello che è il suo “massimo potenziale” (Case, Dalley, 2003).

Per approfondire:

  • Case C., Dalley D. ( 2003), Manuale di arte terapia, Cosmopolis, Torino.
  • Della Cagnoletta M. (2010), Arte terapia: la prospettiva psicodinamica. Carocci editore, Roma.
  • Winnicott D. (1971), Gioco e realtà, Armando, Roma
Giulia Simone

Sono psicologa e psicoterapeuta espressiva specializzata in arte terapia e lavoro con bambini, adolescenti, gruppi e adulti. Mi occupo di consulenza e sostegno psicologico in molteplici ambiti (relazionale, familiare, scolastico e genitoriale), percorsi di psicoterapia e conduzione di gruppi di arte terapia. Nel mio lavoro includo l’utilizzo di materiali artistici per favorire l’attivazione del proprio processo creativo e sfruttare il potere insito nello sviluppo della propria creatività.

By | 2019-02-03T17:50:54+00:00 febbraio 3rd, 2019|

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